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La farmacia dell'Istituto Clinico Città Studi

In un ospedale vi sono professionisti che gestiscono attività che i pazienti raramente conoscono, nonostante si tratti di funzioni essenziali nel percorso ospedaliero di un malato. Ci riferiamo, in questo caso, al lavoro della dottoressa Mara Gabusi, la responsabile della Farmacia dell’Istituto Clinico Città Studi.

Sicurezza qualità ed efficacia sono i fattori qualificanti dell’attività di una qualsiasi farmacia, ma in particolare di quella ospedaliera, sottolinea la dottoressa, che fa parte di quella schiera di persone che vivono la propria professione con entusiasmo e dedizione.

“È da quasi un decennio che dirigo la farmacia del nostro Ospedale e, nel tempo, le mie responsabilità, anche per l’evoluzione delle normative e dei bisogni, sono continuamente aumentate. Personalmente vivo questo incremento di lavoro come un riconoscimento dell’importanza della mia attività di farmacista ospedaliera sia per quanto concerne la sicurezza dei farmaci, il controllo degli stessi, la comunicazione a pazienti e parenti sulle elementari norme di profilassi che sono un grande strumento di prevenzione. Inoltre partecipo alla preparazione della documentazione per le sperimentazioni cliniche che vengono effettuate presso l’ICCS e che vengono presentate al Comitato Etico di riferimento per l’approvazione.

La gestione dei farmaci è la sua priorità. Come organizza questa essenziale attività del suo servizio?

L’Ospedale dispone di un prontuario terapeutico interno atto a soddisfare le necessità farmacologiche dei pazienti ricoverati, i medici utilizzano i farmaci inseriti in esso per le loro prescrizioni e, occasionalmente, richiedono farmaci extra prontuario per particolari esigenze o per la prosecuzione di terapie domiciliari già in atto. Il prontuario farmaceutico interno è uno strumento molto dinamico perché le esigenze terapeutiche sono in continua evoluzione anche grazie a nuovi farmaci che vengono immessi in commercio. Presso l’ICCS è istituito il Comitato Farmacologico Aziendale che organizza diversi incontri a cui partecipano la Direzione Sanitaria, la farmacista, numerosi medici e infermieri. In questi incontri di formazione si affrontano le diverse tematiche farmacologiche e vengono valutati nuovi farmaci e il loro eventuale inserimento in prontuario. I farmaci vanno acquistati da produttori che ne garantiscano sicurezza ed efficacia. Quando questi giungono in magazzino, si devono controllare le scadenze e organizzarne la conservazione secondo le procedure che ho messo a punto in collaborazione con i colleghi del settore: qualità e caratteristiche validate dalla Direzione Sanitaria. Ho redatto e applico anche una procedura per i farmaci ad alto rischio, per i quali, ovviamente, servono attenzioni e precauzioni particolari. Come, per esempio, nella conservazione e distribuzione degli stupefacenti indispensabili per gli interventi in sala operatoria.

Come avviene la richiesta e poi la distribuzione dei farmaci ai pazienti?

Per questo aspetto possiamo contare sugli “armadi informatizzati” che presiedono alla prescrizione, distribuzione, somministrazione dei farmaci. Si tratta di un sistema che raccoglie le prescrizioni decise per il paziente e fa giungere ai sanitari che l’hanno in cura i farmaci necessari che vengono poi somministrati in sicurezza dopo identificazione e lettura del barcode stampato sul braccialetto del paziente. Questo sistema, oltre a garantire alti parametri di sicurezza, permette di osservare e gestire i carichi di magazzino.

Tra le recenti disposizioni ministeriali in ambito farmaceutico vi è la richiesta della ricognizione e riconciliazione farmacologica di che cosa si tratta?
Si deve verificare quali farmaci assume un paziente che giunge in ambulatorio o viene ricoverato e dopo questo controllo utilizzare gli stessi farmaci con gli stessi dosaggi che usava precedentemente secondo indicazione dei clinici, ma soprattutto evitare sovrapposizioni o interazioni tra le terapie. Da qui il termine riconciliazione. Su queste e altre norme che dobbiamo applicare organizzo incontri di aggiornamento per i miei colleghi sanitari.

Quali strumenti sono stati messi a punto per l’informazione e la formazione dei pazienti?

Per ogni paziente ricoverato è stata messa a punto una guida al corretto uso dei farmaci che è allegata alla lettera di dismissioni del paziente, che in tal modo viene informato in modo dettagliato su come conservare e assumere correttamente i farmaci prescrittigli. Inoltre, per quanto concerne i pazienti l’Ospedale deve garantire, quando sono dimessi, che abbiano quei farmaci che permettano di continuare a domicilio la terapia per il tempo necessario fino a che il medico di base compili la prescrizione e consegnare al paziente farmaci di difficile reperibilità sul mercato. Tutto ciò, ovviamente, nel rispetto delle norme regionali.

La farmacovigilanza è un ambito della sua attività?

Certo, ed è un ambito estremamente importante. L’Ospedale deve registrare tutte le reazioni avverse e segnalare alle autorità competenti tutti gli eventuali effetti che un farmaco produce al paziente durante la terapia. È capitato in diverse occasioni che pazienti giunti al nostro pronto soccorso abbiano dichiarato l’assunzione di farmaci magari autoprescritti che su costoro creavano reazioni avverse. In tutti i casi in cui si verifichino reazioni avverse, la farmacista ospedaliera, su segnalazione dei medici, invia un report alla rete di Farmacovigilanza. L’impegno della dottoressa Gabusi non finisce qui l’elenco delle iniziative, delle collaborazioni con altre unità dell’ospedale è lunghissimo con un impegno profondo che la lega, si intuisce, all’ICCS anche come utente, quando ricorda, commossa, le cure e l’attenzione da parte di tutta la struttura per l’anziana madre. Si potrebbe pensare - conclude la dottoressa Gabusi - che tanto impegno e disponibilità derivasse dal fatto che si trattava della madre di una collega ma, le assicuro, questo stile di comportamento vale per chiunque. Anche questo è un plus per i collaboratori e i pazienti di ICCS.

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